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È morto Paolo Villaggio. A darne la notizia su Facebook sua figlia Elisabetta che postando una sua foto da giovane scrive “Ciao papà, ora sei di nuovo libero di volare“.

L’attore aveva 84 anni e una carriera carica di successi con cui ha raccontato la profonda umanità dei suoi personaggi. Dal ragionier Ugo Fantozzi, emblema di quella figura di italiano medio entrata nel nostro vocabolario comune proprio grazie al termine fantozziano, al maestro Sperelli di Io speriamo che me la cavo passando da collaborazioni importanti con Monicelli e Gassman, un David di Donatello e un Nastro d’Argento.

Uno degli alfieri di una comicità che si muoveva più o meno leggermente dall’ironia più spicciola al grottesco più ricercato, Paolo Villaggio ha saputo raccontare la realtà degli italiani che tra gli anni ’70 e ’80 si sono trovati a fare i conti con il posto fisso, l’alienazione da impiegati e il paradosso di una vita della quale non erano mai totalmente protagonisti.

Un umorismo ricercato che spesso a molti è apparso come stupido e ingenuo forse ma che come pochi è entrato nelle case di tutti.

Mercoledì i funerali laici alla Casa del Cinema di Roma. “Se devo avere un funerale in chiesa, lo voglio a San Pietro“, diceva spesso scherzando l’attore genovese.

Tra i vari saluti all’attore, ma soprattutto all’amico Paolo, spicca quello di Anna Mazzamauro, la storica signorina Silvani che lo ricorda con queste parole “È morta anche la mia giovinezza. Fantozzi è stato l’unico uomo che mi abbia veramente amato. Anna Silvani“.

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